Tracciabilità, rintracciabilità e fiducia nella filiera agroalimentare grazie alla Blockchain

Attualmente, all’interno della filiera agroalimentare, l’adulterazione del cibo rappresenta una problematica centrale per la sicurezza di ciò che arriva nei nostri piatti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che quasi 1 persona su 10 all’anno riscontra problemi di salute – e 420.000 muoiono – a causa di cibo contaminato e la Global Food Safety Initiative dichiara che, attualmente, il valore d’affari della contraffazione del cibo raggiunge i 600 miliardi di dollari su scala globale – di cui 65 miliardi solo per l’Italia. Questioni cruciali come la contaminazione incrociata, le intossicazioni alimentari, gli sprechi e il peso economico del ritiro di prodotti sono amplificati da una quasi totale mancanza di accesso alle informazioni e di tracciabilità.

Si rende, quindi, necessario un percorso ben definito verso la cosiddetta agricoltura 4.0, un percorso che si avvalga di una corretta strategia di gestione per abilitare una nuova forma di conoscenza condivisa, sia per le imprese che per i consumatori. Proprio per questo, si sta discutendo sempre più ampiamente dell’utilizzo della Blockchain per aggiungere un livello sostanziale di sicurezza e fiducia in un settore sempre più volatile come quello del food market.

I valori della Blockchain nel food market: qualità, trasparenza, fiducia, sicurezza

La comprovata capacità di questa tecnologia rivoluzionaria permette, infatti, una certificazione del valore e della qualità/quantità della materia prima a partire dalla sua provenienza per continuare, fase dopo fase, durante tutti i passaggi di filiera. In questo modo si garantisce la tracciabilità/rintracciabilità – quindi la più completa trasparenza – della catena di produzione fino alla trasformazione in prodotto finito e si avvantaggia ogni singolo stakeholder coinvolto nella filiera – produttore, distributore, consumatore finale. La consapevolezza di ciò che si commercia e consuma diventa, quindi, un problema condiviso e non più una questione di scelta delle aziende: con la Blockchain, i distributori sono responsabilizzati nel vendere bene e i consumatori nel mangiare bene.

La Blockchain, infatti, registra e assegna un certificato digitale ad ogni interazione col prodotto alimentare. In questo modo:

  1. il consumatore ha la possibilità di verificare ogni singolo dettaglio del prodotto che vuole acquistare: se è sicuro, se è genuino, se è stato prodotto eticamente in un determinato stabilimento, se quel cibo congelato è stato trasportato alla giusta temperatura. Può persino tracciare un vino fino al suo grappolo d’uva di provenienza (valori della qualità e della trasparenza);
  2. il consumatore può rintracciare qualsiasi passaggio della filiera from farm to fork e, quindi, sapere che quel determinato prodotto corrisponde esattamente a ciò che viene riportato sull’etichetta. Questo sostiene la costruzione di un rapporto affidabile tra un’azienda e il suo consumatore (valore della fiducia);
  3. nel caso in cui si verifichi un qualsiasi tentativo di adulterazione di un cibo all’interno della filiera, la Blockchain la identifica e notifica al produttore prima che questo possa raggiungere gli scaffali del rivenditore: si riduce, quindi, qualunque rischio di contraffazione alimentare (valore della sicurezza).

 

Gli sviluppi della Blockchain nel food market

L’immenso potenziale della Blockchain nel mercato agroalimentare ha tentato e sta tuttora tentando alcuni fra i giocatori più importanti nel campo della distribuzione e della tecnologia i quali stanno cooperando per raggiungere insieme maggiori standard qualitativi e di sicurezza. Tra questi, IBM e Walmart che credono profondamente nelle implicazioni della Blockchain per creare un ecosistema affidabile intorno ai grandi produttori e transazioni alimentari: la loro iniziativa fa leva proprio sul tracciamento digitale di ogni informazione riguardante i prodotti agroalimentari, quali i numeri di lotto, dettagli sull’origine, date di scadenza, dati sullo stabilimento di lavorazione e dettagli di spedizione. In questo modo, Walmart punta a ridurre gli sprechi, snellire i tempi di consegna nei negozi, tagliare i costi logistici e, più in generale, ottimizzare la ‘vita di scaffale’ del prodotto.

Altri giganti come Nestlé, Unilever e Dole sono entrati a far parte di un consorzio che si è unito ad IBM lo scorso anno con l’obiettivo di consolidare ulteriormente la sicurezza del consumatore nel sistema alimentare globale.

Insomma, come confermato anche da una recente valutazione di Rabobank intitolata “Blockchain: The Trigger for Disruption in the Food Value Chain”, le aziende che vogliono rimanere con successo nella futura ‘catena di valore’ agroalimentare dovrebbero iniziare ad esplorare diverse iniziative di partecipazione alla Blockchain per accrescere il tasso d’efficienza, diminuire i costi, offrire prodotti sostenibili e creare standard di valore sempre migliori – in primis, garantire ai consumatori la trasparenza su fattori quali provenienza, qualità, commercio equo-solidale e così via.