A proposito di Criptovalute, Blockchain e Stati

Cos’è La Criptovaluta

Una criptovaluta (o crittovaluta o criptomoneta) è una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Come ogni valuta digitale, consente di effettuare pagamenti online in maniera sicura.

Le implementazioni spesso usano uno schema proof-of-work come salvaguardia alla contraffazione digitale. Esse utilizzano tecnologie di tipo peer-to-peer (p2p) su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati in tutto il globo. Su questi computer vengono eseguiti appositi programmi che svolgono funzioni di portamonete. Non c’è attualmente alcuna autorità centrale che le controlla. Le transazioni e il rilascio avvengono collettivamente in rete, pertanto non c’è una gestione di tipo “centralizzato”. Queste proprietà uniche nel suo genere, non possono essere esplicate dai sistemi di pagamento tradizionale.

Sono state definite oltre 30 diverse specifiche e protocolli per lo più simili o derivate dal Bitcoin. Ad oggi, tutte le criptomonete sono tutte alternative rispetto alle valute con valore legale.

La maggior parte delle criptomonete sono progettate per introdurre gradualmente nuove unità di valuta, ponendo un tetto massimo alla quantità di moneta che è in circolazione. Ciò viene fatto sia per imitare la scarsità (e il valore) dei metalli preziosi, sia per evitare l’iperinflazione. Comparata con le valute ordinarie gestite dagli istituti finanziari o tenute come contante, le criptomonete sono meno suscettibili a confische da parte delle forze dell’ordine. Le criptomonete esistenti sono tutte pseudonimi che consentirebbero l’anonimato.

(Definizione tratta da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Criptovaluta)

 Le Criptovalute sono Monete a tutti gli effetti

In Italia, le criptovalute sono state riconosciute a tutti gli effetti come monete vere e proprie.
I mercati hanno iniziato a scambiarle, così come i fondi di investimento hanno iniziato ad investire nelle principali criptovalute (es: Bitcoin, Ripple, Litecoin, ecc..).

Il Ministero delle Finanze, in via preliminare, ha chiarito l’area operativa e nozionistica proprio della c.d. moneta virtuale (“cripto valuta”), “adoperata come conio alternativo alla valuta tradizionale, avente corso legale emesso da un’Autorità monetaria”.

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 02/09/2016 n° 72 ( PDF: http://bitcoinguru.online/wp-content/uploads/risoluzionen72del02settembre2016.pdf ) ha ufficialmente sancito che

“lo scambio di “moneta virtuale” (c.d. bitcoin) rappresenta un’operazione fiscale esente Iva, soggetta a tassazione ordinaria per Ires – Irap.”

La Blockchain

La blockchain è il protocollo informatico sottostante le criptovalute (vedi anche Cos’è La Blockchain?).
E’ una tecnologia P2P che sta rivoluzionando il mondo della finanza e della pubblica amministrazione.

Con il termine “blockchain” (letteralmente “catena di blocchi”) si indica un vero e proprio registro pubblico condiviso, un libro contabile che si aggiorna automaticamente su ciascuno dei nodi che partecipano alla rete.
Un’architettura blockchain definisce un deposito di dati distribuito costituito da una lista di record in continua crescita resistente a modifiche e revisioni, anche da parte degli operatori dei nodi (computer) su cui risiede il deposito di dati.
I dati sono così sicuri anche in presenza di partecipanti non affidabili alla rete.

Una copia totale o parziale del blockchain è memorizzata su tutti i nodi.
I record contenuti sono di due tipi:

  • le transazioni, che sono i dati veri e propri,
  • e i blocchi, che sono la registrazione di quanto ed in quale ordine le transazioni sono state inserite in modo indelebile nel database.

Le transazioni sono create dai partecipanti alla rete nelle loro operazioni (per esempio, trasferimento di valuta ad un altro utente), mentre i blocchi sono generati da partecipanti speciali, i cosiddetti “miners”, che utilizzano software e a volte hardware specializzato per creare i blocchi.

Sicurezza della Blockchain

La struttura decentralizzata, aperta e crittografata fa sì che gli scambi possano avvenire senza l’ausilio di intermediari il che comporta notevoli benefici a livello di sicurezza rendendo pressoché impossibili gli attacchi hacker che costituiscono la principale criticità dei grandi database centralizzati; infatti, qualora volesse violare un blocco, il potenziale pirata informatico dovrebbe violare tutti i blocchi costituenti la catena risalendo sino al suo punto e iniziale manomettendo ciascuno dei ledgers nel network che potrebbero virtualmente essere milioni contemporaneamente.

Da quanto detto brevemente, appare chiaro che con un’architettura blockchain è possibile registrare in modo indelebile, non modificabile, sicuro e distribuito qualunque tipo di dato digitale, da una valuta come Bitcoin, ad un contratto, un attestato di proprietà, dati medici, eccetera.
In pratica, permette di spostare sulla rete pubblica tutte le applicazioni che ora risiedono su singoli server o su reti private per motivi di sicurezza, con conseguente riduzione dei costi di gestione e di sicurezza.

Proprio per tali sue caratteristiche di sicurezza e riduzione dei costi, la tecnologia in questione ha suscitato grande interesse nel mondo bancario e finanziario tanto che oltre 40 primarie banche mondiali (tra cui Citi, JP Morgan, BNP PARIBAS, ING) hanno costituito un consorzio (capitanato dalla statunitense R3 http://www.r3cev.com/ ) per studiarne ed implementarne l’applicazione.

La Blockchain farebbe risparmiare tempo e denaro

Per fare alcuni esempi: nel settore finanziario, un sistema come quello della blockchain sarebbe in grado di eliminare la necessità di un’autorità centrale (o di altre cc.dd. “third trusted parties”); in questo modo, gli scambi potrebbero diventare automaticamente più veloci ed economici, conservando elevati standard di sicurezza .
Secondo un report di InnoVentures, il risparmio in commissioni bancarie potrebbe toccare i 15-20 miliardi di dollari entro il 2022, grazie all’incidenza su pagamenti e trasferimento di denaro internazionali.

Blockchain e Stato possono andare a braccetto

L’Estonia è stato il primo stato a fare uso di tecnologia Blockchain per la Pubblica Amministrazione e per i contratti legali.
Un esempio è la “Proof-Of-Identity” introdotta con la E-Residency, che utilizza la blockchain per identificare univocamente gli e-residenti.

La E-Residency consente a chiunque di richiedere un ID elettronico univoco e di avviare attività sul territorio senza essere fisicamente presente. In questo modo è possibile avviare aziende ed affrontare investimenti in modo rapidissimo e legalmente riconosciuto.

Per chi ha scelto di prendere la residenza virtuale, potrebbe essere presto disponibile anche una criptovaluta per effettuare transazioni. Così, Est Coin sarebbe la prima moneta virtuale creata da uno stato. Infatti, l’infrastruttura digitale sarà finanziata e sviluppata dal governo estone. Ad annunciarlo, Kaspar Korjus, direttore esecutivo del progetto E Residency.

Tra i sostenitori e consulenti del progetto, c’è anche Vitalik Buterin, fondatore del sistema per le transazioni monetarie Ethereum.

«Oltre agli evidenti aspetti economici, l’introduzione di questa tecnologia contribuirebbe a trasformare i residenti digitali in una vera comunità di imprenditori», spiega lo stesso Buterin.

Anche la Russia sta guardando alla criptovaluta con grande interesse.
Igor Shuvalov afferma in un’intervista di essere un sostenitore del “Cripto-Rublo”.

Nel corso dei prossimi mesi è molto probabile che altri paesi (dentro e fuori la CE) inizino a parlare di “Conio Virtuale” e criptovalute di stato.
La criptovaluta può essere utilizzata ad uso interno (transazioni all’interno dei confini nazionali), ma anche all’esterno per allargare i confini finanziari di un paese o per rimpinguare le casse dello Stato tramite una ICO pubblica.

ICO: Initial Coin Offering

Così come nel mondo della finanza tradizionale esistono le IPO, ovvero l’offerta da parte di una azienda delle proprie azioni per reperire capitale utile allo sviluppo del business, anche nel mondo delle criptovalute esiste un processo simile.
Una startup (o un Paese), attraverso un ICO, offre i propri token al mercato per reperire il capitale utile a supportare lo sviluppo del proprio progetto.

Il funzionamento dell’ Initial Coin Offering è molto semplice: una startup o una PMI in cerca di finanziamenti può mettere in vendita dei token che possono essere acquistati dagli investitori tramite le criptovalute.
Se i risultati dell’azienda in cui si è investito sono positivi, si guadagna, in caso contrario si perde tutto il capitale. Le imprese che hanno lanciato la propria ICO nel 2017 hanno raccolto fino ad adesso quasi 1,3 miliardi di dollari, con un aumento del 600% rispetto a quanto registrato nel 2016.