Il vino con la carta d’identità: la Wine Blockchain al servizio della filiera viti-vinicola

Dalla tavola alla vigna, le potenzialità della Blockchain in ambito enogastronomico sembrano essere inarrestabili: la multinazionale Ernst & Young (EY) che già in numerose occasioni aveva mostrato interesse negli sviluppi applicativi della tecnologia Blockchain ha collaborato con la start-up italiana di soluzioni tecnologiche nel settore agricolo EzLab per creare ‘Wine Blockchain’, “la prima soluzione digitale per la tracciabilità e la certificazione della filiera di produzione del vino.”

Internet of Things e Smart Contract per garantire l’identità digitale dei prodotti vinicoli

Nello specifico, EzLab si è occupata di sviluppare due piattaforme: AgriOpenData che si serve dell’Internet of Things (ne avevamo parlato qui) e di smart contract per raccogliere tutti i dati riguardanti un determinato vino – provenienza geografica, filiera di produzione e punto vendita – e AgriChain, la Blockchain basata su Ethereum nella quale vengono registrate le informazioni già certificate insieme alle transazioni che segnano tutto l’iter vinicolo.

Proprio come accade per la filiera agroalimentare, “attraverso la tracciabilità (certificata dal codice di sicurezza Blockchain) della filiera di produzione nonché della provenienza e della trasformazione dei prodotti agricoli (in particolare BIO e DOCG)” è possibile non soltanto “valorizzare la produzione agricola di qualità, combattere i ‘falsi’ e la contraffazione nel settore food”, ma anche garantire “prodotti sani e certificati all’utente finale, il quale grazie all’etichetta intelligente posta sulla bottiglia di vino (QR Code), potrà verificare dal proprio supporto digitale (smartphone o altri mobile device) la ‘carta d’identità digitale’ del prodotto, dalla proprietà all’intero processo di coltivazione, produzione e trasformazione del vino, fino alla sua distribuzione.”

Una firma digitale che ripristina la fiducia tra produttore e consumatore

È evidente, quindi, che un’innovazione quale Wine Blockchain ha una portata tale da riuscire a ricucire quel legame di fiducia e trasparenza tra il produttore e il consumatore finale, legame che spesso è minato, oltre che da una scarsa chiarezza comunicativa, da veri e propri tentativi di contraffazione dei prodotti vinicoli che costano all’intero settore delle perdite economiche stimate intorno ai 2 miliardi di Euro annuali.

Il problema dell’autenticità e della qualità di ciò che si acquista è, infatti, particolarmente sentito in questo comparto produttivo: secondo quanto riportato da Askanews, circa il 90% dei consumatori di vino italiano ha espresso il desiderio di accedere a informazioni più dettagliate sulla certificazione dei vini che acquista e più di 7 persone su 10 hanno dichiarato che sarebbero persino disposte a spendere di più pur di avere maggiori garanzie sulla genuinità del vino italiano.

Proprio per questo, “Wine Blockchain permette di creare un registro pubblico e immodificabile collegato alla firma digitale del produttore, mappando ogni singolo processo produttivo e assicurando territorialità, autenticità e qualità del prodotto”, spiega Luca Grivet Foiaia, partner EY.

Un’occasione colta al volo dalla cantina Volpone in Puglia che, con il suo Bianco Falanghina, ha realizzato il primo prodotto a “KM-zero virtuale” utilizzando questo sistema Blockchain-based.

 

Link utili:

http://www.ezlab.it/portfolio/wine-blockchain/

http://www.ey.com/it/it/services/advisory/ey-blockchain

https://www.ethnews.com/wine-world-acquires-taste-for-blockchain

http://www.repubblica.it/economia/rapporti/impresa-italia/tecnologia/2018/03/15/news/ey_wavespace_nasce_centro_d_innovazione_collaborazione_formazione_e_sviluppo-191362306/