Blockchain ed energia tra boom del bitcoin in Islanda e innovazione: quale futuro?

Come abbiamo visto nel precedente articolo, se la Blockchain ha trovato applicazioni e riscontri immediati in ambito speculativo, le sue potenzialità nel settore ambientale del trattamento dei rifiuti sono in piena fase di esplorazione. Un impatto del tutto inaspettato nel settore energetico si è, invece, ripercosso sull’Islanda: l’isola del Nord Atlantico è, infatti, diventata uno dei primi luoghi al mondo per estrazione (il cosiddetto mining) di bitcoin – un fenomeno che gli analisti hanno descritto come l’equivalente della corsa all’oro nel ventunesimo secolo.

L’energia rinnovabile che rende l’Islanda uno dei maggiori fulcri per il minaggio di bitcoin

Per formulare algoritmi adatti all’estrazione della moneta 2.0 è, infatti, necessario l’utilizzo di moltissimi terminali coordinati tra loro e il lavoro di calcolo dev’essere incessante: le Blockchain sono destinate ad esaurirsi e il loro limite è fissato con l’estrazione massima di 21 milioni di criptovalute entro il 2034.  È proprio in virtù delle sue peculiarità geografiche – l’energia utilizzata è prevalentemente rinnovabile, geotermale e idroelettrica; le connessioni Internet utilizzano reti in fibra ottica super veloci; il clima rigido garantisce che l’hardware d’estrazione non si surriscaldi – che l’Islanda è stata sommersa da richieste per aprire nuovi data center affamati di energia elettrica per il minaggio delle criptovalute, come confermato al Washington Post da Johann Snorri Sigurbergsson, portavoce della compagnia energetica islandese HS Orka: “Negli ultimi tre mesi, abbiamo ricevuto circa una chiamata al giorno da parte di compagnie straniere interessate all’avvio di progetti qui da noi”.

L’Islanda a rischio black-out

C’è, però, il rovescio della medaglia: molti fornitori di energia islandesi temono che, se il Paese continuerà ad attirare nuove compagnie e tutte le richieste dovessero essere accettate, il consumo di energia richiesto per l’estrazione di bitcoin eccederà il consumo privato di energia degli islandesi stessi, rischiando di far rimanere al buio l’intera isola. In una dichiarazione rilasciata alla BBC, Sigurbergsson stima che in Islanda le operazioni di mining di bitcoin attualmente richiedono il consumo di circa 840 gigawatt di elettricità, ben più degli appena 700 gigawatt consumati dalle case islandesi. Per questo motivo, Smári McCarthy, membro del parlamento islandese, si è interrogato sulla questione proponendo una regolamentazione del settore: “in circostanze normali, le aziende che creano ricchezza in Islanda pagano una certa quantità di tasse al governo”, ha affermato in un’intervista all’Associated Press, “queste aziende non pagano tasse e dovremmo chiederci se non sia il caso di farlo.”

L’innovazione nei rapporti tra Blockchain ed energia

Ma le operazioni di minaggio non implicano necessariamente un consumo sregolato d’energia: si pensi al progetto “Agritechture” lanciato dalla Nakamoto X che utilizza il calore creato dal mining per veicolarlo verso appezzamenti di terreno e serre. Queste ultime hanno già dato vita ad alcuni raccolti di pomodori che sono stati ribattezzati ‘Cryptomatoes’ proprio perché prodotti dal calore derivante dal mining.

Ma tanti altri esempi d’innovazione fra la tecnologia Blockchain e il settore energetico iniziano a proliferare soprattutto in Italia. In primis, l’esperienza di IBM Italia: Fabio Malosio, Blockchain Solution Leader, spiega che “Ibm ha realizzato una sperimentazione con la società olandese TenneT per utilizzare la Blockchain come registro che certifica la transazioni di energia rinnovabile tra privati.” E aggiunge: “in collaborazione con la società Energy Blockchain Labs, stiamo invece applicando questa tecnologia per tracciare l’acquisto di certificati di emissione di Co2 previsti dalla normativa europea da parte delle industrie cinesi”.

Sulla stessa scia s’inserisce l’apporto di Eni che, all’inizio del 2017, insieme a BP e Wien Energy, “ha lanciato un primo progetto pilota per sviluppare una tecnologia Blockchain dedicata alla gestione degli scambi di energia fra differenti soggetti. In soli tre mesi, grazie alla piattaforma Blockchain ‘Interbit’ sviluppata dalla canadese BTL è stato messo a punto il primo sistema di commercio elettronico dell’energia intrinsecamente sicuro ed autogarantito.”

Ma l’applicazione più rivoluzionaria della Blockchain nel mercato dell’energia elettrica è probabilmente destinata ad avverarsi con la crescente diffusione del fotovoltaico domestico che potrà permettere lo scambio di elettricità a livello globale, in modo sicuro e senza necessità di intermediari.